Itinerari diagnostici nella storia della Fibromialgia

 

 

Nel corso della storia, l’attuale Fibromialgia è stata considerata in differenti modi e con termini diversi.

 

 

Nel 1843 il medico tedesco Robert Friedrich Froriep classificò la sintomatologia pertinente all’odierna FM come “forme diffuse e dolorose di carattere reumatologico” ed introducendo l’espressione “callosità muscolari” riferita a dolenti focolai muscolari percepiti dai pazienti reumatici, riportando le sue conclusioni all’interno dell’articolo  “Ein Beitrag zur pathologie und Therapie des Rheumatismus”.

Nel 1904 William Richard Gowers, neurologo britannico, coniò, invece, il termine “fibrosite” per indicare fenomeni di lombalgia riscontrata in giovani adulti ed attribuiti ad un’infiammazione del tessuto fibroso delle masse muscolari.

Durante gli anni trenta del ‘900 vennero, invece, introdotte la definizione di “dolore fasciale”, riferita alla limitata capacità di movimento muscolare provocata da una tensione della fascia (quello strato di tessuto connettivale che circonda e avvolge le ossa, i muscoli, i nervi oltre che i vasi linfatici e sanguigni) che deve adattarsi alla contrattura di un muscolo o ad una lesione articolare, e quella di “Trigger Points”(siti di iper irritabilità) collocati in segmenti muscolari e caratterizzati da gruppi di fibre mostranti uno stato continuativo di tensione e contrattura.

Nel Dopoguerra ci si rese conto che il termine con il quale la malattia veniva ancora definita, “fibrosite”, composto dal suffisso “ite”, indicativo della presenza di un processo infiammatorio, non era appropriato, in quanto la malattia non manifestava segni di origine flogistica.

Venendo, pertanto, esclusa la presenza di un’infiammazione, la malattia venne considerata una patologia su base esclusivamente psicologica, fino al 1976, quando il medico statunitense Philip Kahler Hench coniò il termine “fibromialgia” ed identificò la malattia con una natura di matrice reumatologica; ma non infiammatoria.

Al 1978, invece, risale il moderno concetto di FM e di “Tender Points”.

La patologia venne anche definita come Sindrome di Atlante, con un rimando mitologico al semidio greco che fu costretto a sopportare per punizione di Zeus l’intero peso della volta celeste sulle spalle, perché i principali sintomi della sindrome erano i dolori muscolo-scheletrici ed un estenuante affaticamento cronico.

Dal 1981, in seguito alla proposta del  Professore e Nobel per la Pace Muhammad B. Yunus e del Professore di Medicina ed Epidemiologia Alphonse T. Masi, viene, invece, unanimemente e definitivamente accettato il termine “fibromialgia” per identificare la patologia.

Nel 1990 vengono messi a punto i criteri diagnostici per la malattia.

Nel 1994, con la “Dichiarazione di Copenhagen”, la diagnosi di Fibromialgia viene accettata a livello internazionale.

 

 

 

 

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